Giovanni Scifoni

Sabato 22 aprile alle 21.15 a San Lorenzo al Mare continua la Rassegna L’Albero in Prosa 2017

Le ultime sette parole di Cristo
minestra di fede per cialtrone e strumenti antichi

Uno spettacolo di Giovanni Scifoni
PREMIO GOLDEN GRAAL 2011

Fede purissima, ateismo purissimo, superstizione purissima sono al centro di “Le ultime sette parole di Cristo, l’appassionato e brillante monologo in cui un “cialtrone”, Giovanni Scifoni, attraversa con ironia i temi e i personaggi della spiritualità, scanditi dalle sette frasievangeliche, che per sette volte sospendono il tempo e l’aria. Il cialtrone non si ferma mai,inonda lo spettatore di storie, leggende, baggianate, fregnacce, lo incalza con parole di cuisembra essersi perso il senso: peccato, misericordia, buona morte… Le infuocate prediche delcanonico Rinaldo Deggiovanni, poi arriva Beda il venerabile, poi i Padri del deserto, pazzi emorti di fame, poi Dismas il buon ladrone, poi Dostoevskij, Bergman. Lo spettacolo riesce araccontare la grande mistica con leggerezza, in un inarrestabile crescendo che cattura lospettatore, al di là delle convinzioni personali, innescando la riflessione sulla nostra esistenza esulla “gloria umana”. Uno spettacolo che ha saputo catturare il pubblico fino a diventare unpiccolo “caso”: dopo oltre 50 repliche alla Cappella Orsini a Roma nel 2010 e migliaia dibiglietti venduti, Le ultime sette parole di Cristo continua ad andare in scena anche oggiin numerose piazze e festival italiani riscuotendo sempre un grande successo.Anticamente, durante la liturgia del venerdì santo, le vetrate della cattedrale di Cadicevenivano oscurate creando il buio, l’eclissi, come narrato nel Vangelo. Il vescovo salivaall’ambone e proclamava una delle ultime frasi pronunciate da Gesù prima di morire, poi siprostrava davanti al crocifisso e i fedeli meditavano con lui, qualcuno suonava uno strumento.E così sette volte. Col tempo la Chiesa ha perso quest’usanza, che torna a vivere inpalcoscenico, dove due musicisti, Maurizio Picchiò e Stefano Carloncelli, evocano leantiche sonorità della tradizione cristiana e un uomo magro e barbuto, il cialtrone, si agitaforsennato per lo spazio, prendendo spunto dalla liturgia quaresimale per investigare l’animaumana e il silenzio di Dio.